BENVENUTI

•4 ottobre 2008 • 28 commenti

benvenuti 

 

Una finestra  aperta su un grande orizzonte…

Sole, luce, panorami, tanta gente…

Forse riusciamo anche noi ad aprirne una:

   vogliamo vedere

   vogliamo darvi la possibilità di vederci…

In un mondo dove

       si costruiscono muri,

       si chiudono le porte,

       si fan passaporti elettronici,

             non per far passare meglio, ma per bloccare, chiudere…

Ebbene noi ci diam da fare per aprire con finestre,  ponti,  spazi,  luce ………. 

sapendo che voi avete lo stesso desiderio.

E questo, per alcuni motivi:

   * E’ bello sentire e vedere che siamo insieme: cercare le  strade per realizzare…

   * Qui abbiam troppe cose belle che vogliamo comunicarvi…;

               sembra strano: in questo terzo-mondo… tante cose belle

   * Siamo sicuri che Dio vuole un mondo così; ed anche noi lo vogliamo.

Un semplice dondolio, serio.

•20 novembre 2016 • 1 commento

A Firenze c’ero anch’io; da Pinerolo ci siamo andati durante le vacanze di Natale, con sei pulmann pieni di giovani. Abbiam tolto il fango dalle cantine ed alla sera sfilavamo per le strade cantando, tra gli applausi riconoscenti dei fiorentini.dscn1642

Ieri d.Aldo mi diceva: una cosa così oggi non te la lascerebbero più fare.

Nessun caschetto o scarpe antiinfortunio, nessuna mascherina, nessun supervaccino, nessuna raccolta di sms,… eppure siamo stati efficientissimi e nessuno di noi é morto, nessuno ci ha rimproverato che rubavamo il lavoro ad altri. Abbiam vissuto la solidarietà e l’amicizia, più che l’organizzazione;

Oggi non te la lascerebbero più fare ! Ed allora che significato ha, 50 anni dopo, commemorare questi « eroi del fango » ?

Che società la nostra, ci siam lasciati incatenare col pretesto che ci governano e ci organizzano meglio, …a pagamento. Ma ciò che mi meraviglia é che non reagiamo più, almeno così appare nella maggioranza; come la ranocchia addomesticata dalla piacevole acqua tiepida e che poi si trova nell’acqua bollente che la sta cucinando. Ma noi, se vogliamo, una zampata che ci fa saltar fuori da questo diabolico meccanismo possiamo ancor farla. Io non mi rassegno.

Stampatela su un foglio la frase di B. Franklin, e mettetela ben in vista, in cucina tra le cose urgenti da fare oggi.

Una società disposta a rinunciare ad una libertà essenziale per acquistare un po’ di sicurezza temporanea, non merita né l’una né l’altra, e le perderà entrambe.

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A Muhanga, Elisa, attesa ed accolta l’altro giorno come una regina, stamattina é andata a dare qualche zappata nel campo con Fidelina.  

Gesti che mi capita di vivere pure qua; Nini che ha scritto sulla porta di casa sua karibu, e lo vive veramente. Concetta che corre sù e giù per l’Italia, per cucire legami. La casa di Almarosa ed Enrica, ; la macchina-taxi di Lino, Antonella, Giorgio… ; Marinella che parte da Roma solo per venirti salutare, e poi Morena, Cristiana e Piero che si organizzano…. L’attenzione premurosa e calorosa di Umberto, Paolo, Flavio, Miranda, Mariella…. quando hai problemi di salute.

Il potere dei segni, come ben diceva Tonino Bello.

169_resized_20161116_095623431Elisa si ferma circa due settimane. Come potete vedere, di là manda ogni giorno qualche segnale.

“Arrivare a Muhanga è sempre una gioia. Sono passati quasi tre anni dall’ultima volta in cui sono venuta qui e posso dire che molte cose sono cambiate, migliorate e anche peggiorate, ma altre sono sempre uguali…..

ciò che non trovo cambiato:i sorrisi delle persone e la gioia allo stato puro quando vedono che veniamo a trovarli,img-20161113-wa0004

Anche là come qua, ogni tanto qualche gesto entra nel ritmo quotidiano, e basta poco per turbare, a volte si tratta di poche teste calde ; ma vedere che con te, accanto, resta qualcuno, fa piacere, tanto…

Le elezioni di dicembre pare che non ci saranno, i che lascia prevedere qalche dimostrazione nelle città ; vedremo.

Quanto a me, voglio rientrare all’inizio dicembre. Gianni Novello verrà dopo capodanno. E poi aspettiamo un lunga lista.

 

 

Siamo stati a Massa. E’ sempre molto piacevole trovarsi, Concetta, Antonella, Almarosa ed Enrica, Lucia e Stefano, Elia ed Ino, Vincenzo…. eravamo un bel gruppetto, nel nome di Muhanga.

La domenica mattina Concetta, Enrica ed io eravamo alla Messa.

Ho seguito un scena molto bella, che non é una distrazione.

181_resized_20161116_095624455Nel primo banco arrivò una mamma col bimbo nel passeggino; la mamma, in piedi o seduta, teneva la mano sul passeggino e lo dondolava lentamente. Il bimbo non frignava, tanto meno faceva capricci, era tranquillissimo; eppure la mamma non smetteva di dondolare il passeggino, delicatamente ; ogni tanto il bimbo si drizzava un po’, allungava la manina indietro, perché la mamma che gli stava alle spalle lui non la vedeva, e la mamma gli prendeva la manina.

Tutto lì.    

Mi é balzata in mente una riflessione.

La mamma voleva semplicemente fargli sentire che … era presente ! Quel dondolio era una cosa grande: gli diceva che lui non era solo. In quella mescolanza di canti, discorsi e preghiera la mamma gli era accanto, era con lui. E glielo faceva sentire, anche senza esserne richiesta e anche senza passarle subito il biscottino. E lui la sentiva con riconoscenza, per questo le allungava la manina, senza chiederle la caramella.img-20161119-wa0008

Ecco ! Restare a Muhanga, venire a Muhanga, per un mese o più… é esattamente questo. Per me e per voi. Oggi é questa la cosa più importante ed urgente ; l’ho già detto tante volte, perché ne son sempre più convinto.

Muhanga non é tutta l’ Africa, però Muhanga é l’Africa.

Che cosa si aspetta da noi ? credo che si aspetti questo gesto che ho contemplato.

Non é il caso di sentirsi o comportarsi come mamma davanti al povero bimbo moretto.   Più ancora che mamma, quella donna che stavo contemplando era l’amica, la sorella presente : un passo più avanti che il sentimento.204_resized_20161116_095623947

Quel dondolio del passeggino diceva che non é necessario fare chissà che cosa.

Se hai veramente desiderio di dire « ci sono ! », tutto può dirlo; non é necessario e non basta un sms con 2 euro, non basta e non é necessario foraggiare l’Unicef o creare una onlus…  ;           ma é necessario creare quel dondolio, che sia un gesto anche fisico, che si tocchi, che si veda, che duri….

              padiri G.

Api o passerotti ?

•22 settembre 2016 • 4 commenti

A Kinshasa sono in atto gravi disordini e morti. Lo schema prefissato da qualcuno (terzo mandato, costituzione, votazioni…) sta diventando attuale: Gabon….

A Beni i massacri con la macete e le asce, a pochi metri del campo Onu e dell’esercito, non trovano spiegazioni qua, e non trovano attenzioni lì.

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Marinella di Roma e Luisa di Brescia sono rientrate.
Sono arrivati a Muhanga e ripartiti anche Rossella di Pistoia, Elena e Peppe di Modica. Siete stati un bel segno a Muhanga; Rossella, grazie anche come medico, competente e rispettosa.
Tutte le vostre visite sono preziose per noi e per voi, e si definiscono sempre meglio.
Credo che le vostre presenze qui siano il primo modo di “aiutare l’Africa”: incontrarci e conoscerci di persona. Ed é un bel messaggio difronte ad un mondo occidentale che si chiude sempre di più.

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Appartengono al passato alcune tappe che abbiam percorso: raccolte di soldi, spesso anonime, campi di lavoro gratificanti. Gesti che hanno avuto la loro importanza e che non van cancellati; ma che oggi non bastano più.
Anche perché poco per volta si sta rivelando meglio chi è l’Africa, e qual’è il suo ruolo nel mondo d’oggi.
L’Africa
ha bisogno di mezzi materiali, per toglier pesi e sanare le piaghe,
ha bisogno d’esser lasciata in pace, senza saccheggi e senza armi
l’Africa ha molto da insegnarci sul come si può vivere sereni e felici
abbiam bisogno di guardarla, conoscerla, incontrarla
abbiam bisogno di riimparare da essa i valori della vita.
Se l’Africa ti fa un innocente segnale sul telefono, non ritenerlo un disturbo e non cancellarti subito dalla sua lista.

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In questi mesi le visite ci hanno anche aiutato per non lasciarci demoralizzare, mentre seguivamo il penoso e lungo viaggio dei due containers, con dentro la turbina di Kanyabayonga.
Ora i containers sono arrivati; il che ci ha dato modo di vivere momenti particolari che alcuni di voi avete seguite da lontano, col nostro stesso entusiasmo.
A Kimbulu abbiamo scaricato le enormi strutture di ferro, pacchetti, trapani, strumenti vari, una poltrona per dentisti, pannelli solari a misura d’uomo, imballaggi tutti riciclabili, abiti usati che per mesi faran esultare centinaia di persone.
Due muletti per metter dentro; centinaia di mani per tirare fuori.
Mezza giornata per svuotarli. Risate e danze a non finire.
Spingi ! tira ! sposta!
La turbina è rimasta nel container che abbiam fatto scivolare sul camion di Kanyabayonga: 10 tonnellate di ferro massiccio tutte su di un fianco.
Immaginatevi la torre di Pisa che viaggia su un camion, per 150 km di strade congolesi: curve inclinate, buche di mezzo metro, ponti con travi marce. Alla partenza nessuno di noi aveva il coraggio di dire “avanti, partite”, ma l’autista ha insistito ed è partito, e soprattutto… è arrivato. Non sappiamo come abbia fatto ! di sicuro, non c’eran solo le forze terrestri.

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Siamo arrivati anche noi a Kanyabayonga: la squadra di tecnici Ombeni, Katsuva, Msafiri e Abdon, nessuno col diploma statale. Bullonata la gru di 6 metri in 2…3 ore, l’abbiamo issata. Non sono mai stato in uno stadio, ma ho seguito le partite per televisione, tutti sappiamo cos’è un urlo globale quando si fa un goal; ebbene, fu proprio così sulla piazza di Kanyabayonga, quando la gru con una corda, tirata da non-so-quante braccia, si drizzò: “wheeee…”, e non era solo per un misero pallone gonfiato d’aria.

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Anche questa é una caratteristica africana: tu spiani una collina, sposti montagne di pietre, innalzi putrelle di centinaia di kili, le bulloni ad arte, fai scivolare su dei tronchi la turbina di 10-12 tonnellate, ti costruisci una strada, fai un ponte…, ridendo, gridando, danzando, battendo le mani; senza caschetto in testa o guantoni antinfortunio, senza dovere compilare un mucchio di cartacce timbrate, e soprattutto senza far disastri nella natura.
Qualcuno è tentato di dire che è una società senza regole, non ancora civilizzata…

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E’ molto strano… !
L’Africa che in passato è stata schiacciata, schiavizzata, colonizzata,… ed oggi è sottoposta con violenza alle pressioni delle nazioni dominanti e ricche, e dalle istituzioni mondiali a partire da quelle dell’economia (banca mondiale & c.), della sanità (Oms), della scuola, ed altre… ebbene proprio quest’Africa le regole se le dà; ma sa dosarle saggiamente, ed umanamente.
Forse è il caso di ripetere la frase di Franklin: Una società disposta a rinunciare ad una libertà essenziale per acquistare un po’ di sicurezza temporanea, non merita né l’una né l’altra, e le perderà entrambe.
Una vera società di uomini non può diventare un alveare:
– meravigliosa organizzazione bella da vedere, di fuori,
– dove cola miele giallo come l’oro… ma :
– dove una sola ape mangia la pappa reale,
– uno solo feconda a nome di tutti,
– una sola mette nell’arnia tutti i figli che vuole,
e tutti gli altri “rigorosamente laboriosi” devon solo far funzionare la baracca.
Chi diventa ape, e chi resta passerotto.

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Quant’è bello poter usare la nostra creatività di uomini liberi, come facevano i nostri nonni. In Africa si può, nonostante tutto.
padiri G.

Usa e …non gettare

•15 agosto 2016 • 2 commenti

Da quando son nato ho seguito a ruota mio fratello Lino, fin dal primo giorno.   Nella mia crescita fisica, son passato attraverso tutte le sue fasi: statura, scuola, giochi… , ho raccolto (ovviamente i miei genitori lo hanno fatto per me ) ed usato quel che a lui non serviva più, quasi fino all’età di 14 anni.

Un ago, un paio di forbici ed un pò filo, in mano a mia madre Caterina, che non era una sarta , ma che sapeva sbrogliarsi, han fatto sì che non mi sono mai mancati pantaloni, camicie, e magliette, e neppure i libri e i giochi.  Tagliava colletti ed accorciava le maniche, e non sentiva il bisogno di andare in un supermercato ad ogni cambio di statura, e ogni anno.

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Sono nato ai “tre scalìn”, un’osteria di Savigliano. Ho potuto bere il vino molto presto, senza doverlo mendicare; ma mio padre Pierin, l’oste, non l’ ho mai visto ubriaco, neppure una sola volta.

A 6… 7 anni mangiavo tutti i giorni al ristorante “le due bare ‘d fer”: dato che la mia famiglia da osti eran ormai passati a ristoratori.

Tutto questo solo per dire che non mi è mancato il cibo necessario e neppure il vino.

Però ho imparato a ricuperare tutto e a non buttar via nulla, e nel piatto non si può avanzare neppure un boccone.

 

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Dai 33 anni in poi, fino a 76, cioè da quando vivo in Africa, quanto a pantaloni e magliette ne ho avuti in abbondanza, me li son sempre scelti fra centinaia di capi, di colori e di modelli diversi; persino …strappati, se proprio li volevo, alla moda.  Non avete l’idea di quanti ce ne stiano in un container, come imballaggio; chiedetelo a Marina, Fabrizio ed Alma, Lia e Lino, Maurino, Piera e Rinaldo, Antonella, Matteo, d.Aldo…   45 anni senza comprare un abito, a parte rarissimi casi in cui qualcuno voleva assolutamente farmi un regalo.

Anche per il cibo non ho avuto nessun problema particolare (beh, il vino… sì! è qui che il figlio dell’oste è stato provato; comunque si può vivere anche senza ).  Nell’Africa normale non si muore di fame! di terre e di campi ce ne sono, non per nulla è qui che i paesi ricchi vengono a imporre le loro pianatagioni, addirittura per i loro animali; il deserto del Sahara ed il Sahel son casi particolari e molto limitati.  L’Africa normale: cioè quella senza la presenza delle armi occidentali, senza la presenza delle multinazionali.

 

 

Nella mia vita ho avuto tutto quanto mi era necessario per vivere bene, ed anche di più.   Non lo dico per farmene un vanto e neppure per rimproverare od accusare qualcuno; è una semplice costatazione che posso fare oggi, mentre dò un sguardo sereno sulla mia vita.

Fare questa lettura, da  qui, seduto nel cortiletto di Muhanga, mi fa sentire meno estraneo.  C’è un po’ d’Africa in tutto questo cammino, anzi molta Africa. 

Semplice e dignitoso uso e ricupero…, che è l’opposto dell’ usa-e-getta e dello spreco.

L’Africa che usa con moderazione, non spreca e vive.

Sì, perché l’Africa non è più (ma lo è mai stata?) il moretto mendicante che per vivere aspetta la nostra elemosina: quest’ immagine che piace ancora a molti, ma che è falsa, andrebbe finalmente cancellata dalle nostre teste. E questo andrebbe insegnato nelle scuole e predicato nelle chiese.  Quest’immagine persiste solo perché fa comodo a chi gestisce un’econimia mondiale per proprio uso e consumo; l’ho sentito in un documentario e lo condivido pienamente.

 

Questi pensieri mi sono venuti mentre guardo la tv e mi guardo attorno:

* la TV francese ci avvisa che abbiamo già consumato tutto quanto la terra ha prodotto per quest’anno; e quindi dice che a partire da questo inizio-agosto consumiamo già quel che la terra ha preparato per l’anno prossimo e …ci servirà; addirittura ce lo dice la TV.

* Intorno a me che vedo?

– stamattina, un bel gruppo di bimbi che mangiano la pappetta, al posto del cucchiaino usano una foglia d’albero, felicissimi.

– vedo Safi ed Helèna che fanno il bagnetto alle loro due bimbette, Sara e Gloria, in un’unica bacinella, unica saponetta e unica spugna, con 15 litri d’acqua.

– vedo i ragazzini dell’alfabetizzazione che scrivono sulla lavagnetta tenendo tra le dita un centimetro di gesso, ed hanno un’ottima grafia

– all’officinetta meccanica, la mola che lavorava da 10 anni s’è bruciata: JeanPierre con una matassa di filo l’ha ribobinata; non durerà un secolo, ma per il momento funziona benissimo, da due settimane.

– giovani, mamme e papà  l’altra mattina, dalle 6 alle 10, hanno trasportato sulla testa, tantissime pietre e pietroni, una montagnetta; tre giorni dopo, han trasportato la sabbia, e poi i mattoni: il necessario per costruire un’altra sala del dispensario, senza i cashetti protettivi e senza guanti.

Se ce la fa una società senza mezzi, ma con la saggezza e le astuzie che avevano anche i nostri nonni,….  che cosa non potremmo fare noi con tutte le tecnologie che abbiamo in più ?  

 

Luisa rientra a Brescia.  Su una parete della casa ha dipinto il terzo murales: un’ altra scena di vita quotidiana.  Stiam diventando come Usseaux o altri paesetti delle montagne pinerolesi, tutti colorati. Credo seriamente, e me lo auguro, che queste scene per moltissimi anni qui a Muhanga continueranno a vedersi nella vita e non solo sui muri, non per … destino, ma per scelta cosciente.  

E mi auguro che in Italia si moltiplichino i sognatari che faccian scendere quelle scene dai muri freddi e le restituiscano alla vita, sulle strade, alla fontana, al forno.  Forse allora sarà tentato di fermarmi un po di più lì.  

padiri G.

UNA MATTINA, come tante altre

•22 luglio 2016 • 2 commenti

Giovedì, una mattina come tante altre, anzi come tutte le altre.

Ho dato uno sguardo veloce a due giornali italiani, su internet; poi ho letto il brano di vangelo che ci viene proposto alla Messa. Scendo dalla nostra collina per risalire quella che va verso l’ospedaletto e il salone- chiesa.Messa di domenica 17 luglio

Una bimbetta di 4-5 anni scende portando un cestino visibilmente pesante, é stata dalla mamma ricoverata. Una donna anziana sale con me, con sulla schiena un fagotto: guardando la sagoma dell’involucro intuisco che dentro ci sono grosse pietre. Difatti me lo conferma lei:

– porto le pietre al dispensario, poi vengo anch’io a Messa .

Quella mamma la conosco, ma non so come si chiama.

Vogliamo costruire ancora un reparto, e stiamo cercando di organizzare il meglio possibile la gestione dell’ospedaletto, con le forze che abbiamo. Quando questa donna verrà a farsi curare, e le presenteranno la fattura da pagare , purtroppo molti altri non sapranno il suo nome, e molti di più non ricorderanno queste pietre bagnate di sudore e di preghiere.      Càpita ….

tenerezze di bimbi

Alla Messa condivido qualche commento sul Vangelo:

   – “perché parli in parabole…? chiedono a Gesù.

   – “perché, … a voi è dato di conoscere, a loro, no.”

E poi spiega chi sono i “voi” , e chi sono “loro”.  

“Voi, cioè i piccoli, la gente semplice, con cuore aperto, quelli che sono legati alla vita più che alle cattedre e ai canoni.

“Loro”, cioè i grandi, quelli che si sentono intelligenti, che si sentono potenti, quelli che sanno sentenziare su tutto e fanno le leggi per tutti.

Dio parla con parabole, con esempi, con i gesti quotidiani…, non con discorsi e ragionamenti complicati. Ed allora ho pensato a quella mamma con le pietre sulla schiena ed alla bimbetta di 5 anni che porta un po’ di cibo alla mamma ricoverata.

Mentre parlavo, io ero dritto in piedi e vedevo davanti a me proprio loro, “i piccoli”, ed ho visto Sokoni, seduto lì sulla terza panca.IMG_3932

Immediatamente mi é venuto un ricordo.   L’anno scorso più di cento famiglie si erano riversate a Muhanga, perché i ribelli armati divenuti dinuovo insopportabili razziavano nei dintorni e nei campi; nessun centro di accoglienza, né centro di ascolto, ma si aprirono le capanne …; decidemmo allora di andare presto a Butembo (a 150 km) per comprare qualche coperta coi soldi che gli amici mi mettono sempre in mano. Marcelina disse che se qualcuno intanto aveva qualcosa poteva metterlo a disposizione; ricordo bene proprio Sokoni, con la più grande semplicità disse: “a casa ho una coperta, la vado a prendere”.

Ve l’assicuro non si trattava di una coperta ben ripiegata, conservata dentro l’armadio con naftalina.

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Su “La repubblica” ho letto un articolo di Paolo di Paolo, una riflessione interessante.

Il terrorismo cosiddetto internazionale annoda vite lontanissime, ritaglia pezzi di carte geografiche, li accosta in modo delirante, li incendia.  

Fatima marocchina… Adija infermiera algerina… le sorelle Chrzanowska… l’italo-americano Nicolas… la famiglia Copeland del Texas…

C’è un tratto surreale, da cabala folle, in questa brutale realtà: biografie come impazzite piombano senza logica in una dolorosa conta.DSC_9851

Ma alla fine mi son chiesto “ e allora ?”, e non ho trovato nessun seguito, nessuna risposta: emozioni, sentimenti fine a se stessi.

Diagnosi lucida, perfetta; ma anche un po’ sterile.

Mi sembra che l’autore si senta in crisi, crisi totale!

DSC_9925E’ già molto che questo commento non suscita rabbia, o sete di vendetta, o voglia di altro sangue.   Come tanti altri.

Ma chi è che non si sente in crisi?     E allora ?

Il Vangelo ne propone di risposte, c’è un seguito; però Dio parla in parabole, con fatti vivi: la coperta di Sokoni, una bimba che entra nella vita con serietà, una capanna aperta, una mamma che trasporta pietre e non rivendica diritti o sicurezze, né chiede altri fucili, altro  sangue.

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Una società disposta a rinunciare ad una libertà essenziale per acquistare un po’ di sicurezza temporanea, non merita né l’una né l’altra, e le perderà entrambe.

Lo scriveva Benjamin Franklin, colui che inventò il parafulmine.   Conosceva il pericolo dei fulmini e si industriò per prevenirli e neutralizzarli, senza bisogno di sparare altri fulmini.

Sagge riflessioni, da stampare sui giornali di oggi.

Pensiamoci bene, prima di invocare catene, muri e fucili.

Grazie Benjamin !

Padiri G

NOTIZIE A KILOMETRO ZERO

•14 luglio 2016 • 1 commento

Siamo rientrati a Muhanga.DSC_9841

Da Entebbe a Kimbulu ci siam presi due giorni, con una tappa a Fort Portal; non solo per esigenze di età e delle ossa che sono diventate un po’ più fragili, ma anche perché desideriamo prenderci la vita con un minimo di tempo e di libertà nostra, visto che qua è possibile e quasi tutti fanno così: proposta africana !

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A Kimbulu ci siam fermati tre giorni, i comitati di sviluppo eran già arrivati per la riunione di Tuungane, così sabato alle 8 abbiamo ripreso la toyota per arrivare poi a Muhanga alle 17,30.   Le strade diventano sempre più brutte e problematiche.

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La squadra siamo noi: Marinella, di nuovo stracarica di valigie piene di tutto l’occorrente per fare un mini-campionato di calcio; Luisa intenzionata ancora a leggere la vita di Muhanga e trasmetterla con la sua pittura sui “muri” di casa; Concetta, sempre attesa e particolarmente apprezzata dalle mamme, che con lei vicina si sentono più sicure; ed anch’ io, dopo tre mesi in Italia, tre mesi che nell’attuale situazione sono stati …un po’ lunghi.

 

Tutte le mamme e i giovani e i bambini che si son riversati in massa nel cortile ci han fatto toccare con mano, per l’ennesima volta, due cose:     ci aspettano veramente e …ci vogliono  bene                                                             In una società dove anche l’amore più sacro spesso viene banalizzato, ed anche ridicolizzato da certi media, è bello sentire che sei amato seriamente, ed è bello provare sulla tua carne che anche tu puoi voler bene a qualcuno, anche se … ti costa !

Non solo ! ma quest’ accoglienza che abbiamo avuto non esprime solamente amicizia e legami sinceri, essa dice molto chiaro quanto sia pesante anche in Africa sentirsi soli, dimenticati, in un certo senso abbandonati.   Non dimenticatelo quando decidete di venire a trovarci, e fare un viaggio in Africa; è importante leggere in profondità questo gesto.IMG_5267

Quando ci siamo programmati di ritrovarci insieme ad Assisi volevamo metterlo in risalto questo fatto ! cosa cha va ben oltre il semplice organizzare la continuità di alcuni servizi

 

Così è saltato fuori anche il calendario dei prossimi viaggi: uscire, incontrare gli altri, conoscere, fare amicizie nuove, nuovi legami: Africa !

Lucia e Stefano di Massa: dovevano raggiungerci in questi giorni. Ma la nostra Enrica in ospedale ci ha scombussolati tutti, e poi un problema di salute anche per Stefano: il viaggio non si fa.   Disipiace ! ma, quid differtur non aufertur, dicevano gli antichi: vi aspettiamo a Natale.

In agosto verranno da Modica Rossella, con Elena e Peppe, una novità per tutti e tre, sono al loro primo incontro.DSC_0004

In ottobre ci raggiungeranno Giorgio ed Eleonora da Pinerolo e Perosa; ed io penso che approfitterò del loro rientro per non viaggiare da solo e fare di nuovo un mesetto in Italia. E rientrare poi prima di Natale, con Lino. Visto che lui fa un servizio quotidiano di accompagnatore di anziani ed ammalati all’ospedale, Nini trova che potrebbe essere un ottimo accompagnatore per lei, per Rosa e per me.

A novembre sarà il turno di Elisa: vuole passare qua due settimane, in assenza di altri italiani.  DSC_9957

Andrea di Aosta, con un suo gruppetto, invece vuole fare un documentario video sulla vita di Muhanga, cioè come una minuscola società riesce a vivere, e vivere dignitosamente, dentro 20 anni di guerriglia, ai margini della foresta.  

Mi piace mettere in luce anche questo lavoro, sulla linea di quel che Alessandro e Giovanni stan già facendo con l’Università di Catania: informarsi ed informare a kilometro zero. Aprire gli occhi.

Il tutto, nell’ottica che :“caminare insieme” è possibile, qualcosa si può fare !

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La gente cammina, vive ! e conta su di voi e su di noi, tutti insieme .  

Anche se Butembo si é vestito a festa, con i suoi 6 km di splendido asfalto, tutte le strade del Congo restano un caso unico nella storia; ed i nostri 42 kilometri di foresta li abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi.

Le scuole apparentemente non danno grossi problemi: funzionano. Basta chiudere gli occhi su alcuni dettagli:

– circa metà ragazzi delle elementari non frequentano perché non hanno 20 dollari.

– e di dollari ce ne vogliono 40 per farli continuare alle superiori

– mentre per l’università forse bastano… 1.000.IMG_5264

E’ bello poter dire ai nostri genitori che i figli li mandino pure tutti almeno alla scuola elementare, perché le famiglie di Nichelino si impegnano di nuovo mensilmente per un altro anno: 1500 ragazzi !

Una settimana sì ed una settimana no tutti i genitori di Muhanga e Bunyatenge fanno una giornata intera sulla strada, lavoro comunitario di cantonieri, una vera marea di mamme e papà, è la risposta gioiosa e spontanea di qua; ad un luce accesa in Italia risponde sempre un’altra luce qua in Africa:

8×1000 e 100×1000: 100 famiglie di Nichelino per 1000 famiglie di qua, anzi …1.500.

E’ bello dire a 150 famiglie che i loro gemelli di Massa, di Modica, ed alcuni di Pinerolo-Sezze-Riccione … li tengono stretti per mano, chiedono notizie.

E’ bello portare lettere, foto…, sentirsi chiamati per nome, guardarsi negli occhi.

DSC_9948Ed anche qualche …“biglietto” da Luserna, da Milano, da Savigliano: “per la papetta del mattino, per l’ospedale, per uno studente delle superiori, per farsi una capanna, per te…fanne quel che vuoi, perché stia là a nome nostro…

Le strade per incontrare l’altro sono molte e varie.    Il contabile, unico: il Padre che vede nel segreto.

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I container con la turbina di Kanyabayonga, la gru e le travature di Bruno ed Alberto, una poltrona da dentisti, i trapani di Lino, due statue di S.Francesco, infagottati con tutto il vestiario di Luserna, sono partiti dalla piana di Nino Maurino e sono già arrivati alla fine del mar Rosso, tra poco saranno a DarEsSalam.   La gente di Kanyabayonga é in fibrillazione.

Questo é solamente un pezzetto di cronaca. Seguirà altro.

DSC_9953Concludo con una riflessione di Pierre Rabhi, un filosofo che si è messo a coltivare i campi._

“Di fronte ad un sistema che confisca il diritto dei popoli di nutrirsi da se stessi, coltivare il proprio giardino è un atto politico di legittima resistenza. “                                                         Noi, a Muhanga, non stiamo costruendo una struttura “efficiente” e solida; però,… con chi vuol condividere questo tipo di presenza, siamo coscienti di fare questo gesto di “legittima resistenza”, resistenza ad un certo modello occidentale che alcuni credono inevitabile e  necessario!

Non siamo perfetti nella struttura, ma siamo coscienti che …viviamo.

                                                            padiri G.

 

incontrare gli amici

•1 giugno 2016 • 3 commenti

IMG_2938Qualcuno mi fa notare che le scritte gialle e chiare sul telefonino non si leggono; quando scrivo, sul computer io mi trovo uno sfondo nero, programmato da Giuseppe; scusatemi, cercherò di far attenzione.  Ma approfitto per passarvi un messaggio: queste righe sono piccole riflessioni… riflettute, le scrivo per chi cerca uno scambio  calmo, non sono degli sms da leggere in fretta mentre mi sposto col tram, ma mi piace sapere che le leggete con calma, a casa o con amici, quando potete.

DSCN0752Se uno ha degli amici e poi ha anche qualche problema, è normale che ne parli con loro; non perché  trovino loro la soluzione, tanto meno per caricarli di un peso in più’ .  Ma unicamente perché’ questa è l’amicizia.

Se ti prepari per un viaggio o se ti viene un’idea felice o se sei un po’ stanco (capita !), … e non ne parli con gli amici, non è’ un bell’atteggiamento. Parlando, scambiando due pensieri, può’ anche uscirne molta luce e calore.

 

IMG_5078Ad Assisi abbiam passato due bei giorni di amicizia, sabato e domenica 21 e 22.

Da parte mia c’era questo desiderio di comunicazione: unicamente questo.

Anche per causa della mia introduzione poco chiara, lo scambio si è trasformato in discussione, dispiace.   I dibattiti in TV, molte chiacchierate di gruppo, il gusto delle polemiche – che non hanno assolutamente nulla di africano – finiscono per contaminarci tutti. Come i gas delle automobili e le polveri dei marmi: ci vivi dentro, respiri e bevi quel che hai attorno; hai in bel dire, ma alla fine ci caschi.

Pero’ nell’insieme i messaggi  sono passati: ci siamo espressi ed abbiamo ascoltato, l’amicizia  ne esce rafforzata ed anche la libertà delle scelte penso venga rispettata.

Assisi, con il clima di serenità  che Francesco ha lasciato, ci ha trasmesso “qualcosa” dentro. È un bel dono che ci siamo scambiati. C’era Gianni Novello, Tonio Dell’Olio, e poi come tutte le volte qualche nuova amica/o che si é aggiunto in famiglia… tutto è grazia.

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Il 15 maggio a Nichelino ci siam trovati per la Messa delle 11, è un bel gran messaggio che quella parrocchia ci offre, ci tengo a sottolinearlo: il gruppetto di Umberto e Patrizia ogni mese aggiorna in tempo reale i parrocchiani, su che cosa si sta vivendo a Muhanga e sul progetto “barabara masomo”. Ma prima abbiam passato piacevolmente un’oretta con le famiglie “abbonate”: cioè coloro che nella gestione mensile delle loro piccole finanze hanno scritto anche Muhanga, e quotidianamente condividono le fatiche e le speranze della nostra gente, scuola strada.                                                                                                                Ma abbiamo anche noi tanti problemi qua !!   me lo ripetono in tanti.   Come dire ( nel miglior dei casi): che ci vuoi ancor raccontare?                                                                                                                               In questa parrocchia c’è la mancanza di lavoro, c’è il problema “figli” , c’è chi non arriva a fine mese, c’è l’immigrazione, c’è povertà, ci sono gli anziani, c’è la scuola e… c’è Muhanga…; è bello veder che qualcuno si dà da fare (chi per un problema e chi per l’altro) affinché tutta la comunità parrocchiale stia attente a tutti, sia aggiornata. Non perché c’è il tizio o la tizia che ha un pallino per la testa, ma perché … questo nostro mondo è fatto così: vive tutto questo.IMG_2886

Con Patrizia sono stato nella scuola di Pinerolo; dove ci sono insegnanti che sanno informare i ragazzi, e si vede !

E poi c’è anche Paolo, con la sua staff; lui, medico alle Molinette, si trova, anzi si cerca, le ore e si cerca le scuole, perché vuol parlare di Africa; sa che esiste, sa che è nostra, ne siam responsabili, sa che è una colpa tacere e nascondere le infezioni, da buon medico!

E’ anche un suo modo di reagire di fronte a tutte le tv, a tutte le cattedre, a tutti gli altoparlanti che studiatamente o svogliatamente ci tengono chiusi in un cortiletto senza ossigeno.

padiri G. WP_20160422_15_54_09_Pro(1)

LUMICINO D ‘AFRICA… vagante in Italia

•17 maggio 2016 • Lascia un commento

Finchè in Italia c’è qualche candelina pronta e desiderosa di farsi accendere, l’Africa continuerà ad inviare un lumicino, … sognando anche di provocare un incendio.

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E’ passato oltre un mese e mezzo , da quando sono arrivato.  

Una cosa posso dirvi, ed alcuni di voi me lo confermano: è possibile vivere nelle realtà italiane, é possibile vivere le gioie-dolori-fatiche…, a Luserna, a Pinerolo, a Modica, a Roma, a Nichelino, a Massa…, senza staccare l’orecchio ed il cuore dall’Africa.  

E’ possibile, si può fare !IMG_4573

Ogni giorno mi son cercato un minuto per ascoltare una vocina cha parte da Muhanga, e l’ho trovato.

I problemi di una parrocchia, il problema del mar Mediterraneo e dei muri, l’immigrazione, il problema dei senza lavoro e di imprese costrette a chiudere, di gente senza lavoro, figli a scuola, anziani in ricovero…., per me non sono « un altro » problema, ma semplicemente un problema di un altro, e quindi problema mio.   Si può fare.

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A Luserna ho d.Aldo che mi accoglie, l’Eucarestia domenicale, un letto in parrocchia, una tavola da Rina, da Lino, da Rinaldo e Piera, da Lucia, pronta ogni giorno, e sempre abbondante;  ho una sorella ed un fratello, Ester e Lino ; Mauro, Tiziano e Riki che ti regalano il tempo, la cosa sempre più rara, e Patrizia, e tanta gente « buona » ! E Nini « che non si dà pace… », perché Muhanga lei ce l’ha dentro.

Insomma, faccio ancora parte di questa società, di questo mondo, a pieno titolo, anche se non tutti concordano.   L’Africa in 45 anni non é riuscita a distaccarmi, e neppure l’ha valuto, e neppure ci pensava. La mia Africa sa amare e lascia amare chi voglio: perché lei mi ama seriamente.

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Adesso, sabato e domenica, ci troveremo ad Assisi, noi… come definirci ?     un gruppetto di amici di Muhanga che han saputo-potuto trovarsi un pezzetto di quella cosa che si chiama tempo. Il tempo: una perla che in Africa ancor nessuno è riuscito a rubarci, e di cui questo tipo di società vi ha miseramente impoverito.

Marinella, Simona, Morena, e chi ancora… ? insomma, Roma capoccia ce l’ha messa tutta. Ma qualcuno proprio non ce l’ha fatta a staccare.

Mi sembra giusto farvi partecipi di che cosa é Muhanga oggi, vista da noi; ed insieme chiederci come possiamo viverla, oggi, in tanti.

Muhanga: casa per chi vuol venire a incontrare l’Africa.

Muhanga: non acqua che divide, ma ponte che fa passare e lega.

Muhanga: miscela di vita, possibile.

Le persone, gli anni, son questi. Dobbiamo costruire coi mattoni che abbiamo in mano.

Vi diremo.

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Intanto i containers con la turbina di Kanyabayonga stan partendo. Non più, tanti strumenti per tanti progetti. Ma un piccolo gesto-simbolo : Muhanga quel che ha avuto vuol condividerlo.

Gli amici di Misereor hanno inviato nella zona Eduardo, un fotografo argentino, per documentare un po’ di lavoro fatto, ha voluto anche scrivere queste righe:

IMG_4663Il mio principale commento è che sono molto impressionato dallo spirito di quella gente: c’è un senso di cooperazione e di lavoro comunitario che non ho visto da nessuna parte se non in Congo. Sono dei forti lavoratori per quanto riguarda il loro futuro. Non altri dettagli che questo: ovunque sono stato mi hanno fatto un regalo, è realmente la prima volta che questo mi capita in Congo. Così ho finito la settimana con un pollo, due galli, un coniglio, una capra,   10 kg di cipolle, 10 kg di patate, 4 bottiglie di miele e tutti i tipi di frutta, oltre al fatto che hanno preparato da mangiare per noi in ogni villaggio.

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Sempre grande, l’ Africa piccola !

         Padiri G.